Leggi criminali che uccidono

Quanta merda albanese i miei polmoni hanno dovuto fumare a causa delle proibizioniste leggi criminali! Quanto stress, ansia, soldi in più spesi e finiti nelle casse della criminalità.

(altro…)

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Cannabis Social Club

questo nel 2011…….

Prepotente urgenza (il mio progetto sui CSC)
6 novembre 2011 alle ore 19:50

Da un po’ di tempo una rete di oltre 100 associazioni, ENCOD, lavora su un modello di produzione e distribuzione di cannabis per maggiorenni: il Cannabis Social Club (CSC). I CSC sono già presenti in altri stati europei e i RADICALI potrebbero creare il primo CSC italiano senza temere sanzioni internazionali. Ogni giorno decine di milioni di consumatori in Europa devono acquistare la canapa che consumano da organizzazioni più o meno criminali, con le conseguenze catastrofiche che ben conosciamo. La sola alternativa è coltivare in proprio la canapa che si consuma, ma solo pochi paesi tollerano la coltivazione di qualche pianta. Creare un CSC rappresenterebbe una grandissima attenzione ai vari malati di varie patologie che potrebbero trarre beneficio dall’utilizzo della cannabis. I membri del Cannabis Social Club devono altresì impegnarsi a non vendere cannabis e a non incitare altre persone al consumo, soprattutto se minorenni.

Un esempio di Cannabis Social Club è quello presente in Belgio: Trekt Uw Plant (Crescete la Vostra Pianta). Secondo la legge federale belga, la coltivazione di una pianta femmina di canapa per persona è tollerata, anche se non legale. Organizzando una coltivazione collettiva, il CSC che chiamerò Piantiamola!, tenterà di risolvere il problema di quelle (molte) persone che non possono coltivarsela da soli, anche per ovvi motivi di legalità, proteggendo i consumatori e non finanziando il mercato nero illegale.

Il nostro CSC sarà riservato agli utenti per ragioni terapeutiche e permetterà la gestione della produzione per consumo personale senza import/export della cannabis e, per questo, non contraria alle norme internazionali. Nella coltivazione si farà capo a tecniche migliori sia per la salute dell’utente che per la salvaguardia del territorio. Il mercato nero andrà ridimensionandosi e con lui i problemi che da esso dipendono: aumento del tasso di THC, prodotti di taglio, prezzi elevati, violenza, vendita ai minorenni, disturbi causati dal consumo in pubblico. Le autorità potranno elaborare una regolamentazione sensata e controllare i CSC sempre. Questo sistema potrà altresì creare occupazione in un paese come il nostro dove il precariato è all’ordine del giorno e rappresentare un’alternativa al mercato nero.

Senza tradire i suoi impegni internazionali, ogni Paese può depenalizzare immediatamente il consumo privato della cannabis e tollerare il possesso pubblico di 10 grammi e la produzione di quantità ragionevoli per il consumo. Potrebbe, ad esempio, trattarsi di uno stock di 500 grammi e della coltivazione di cinque piante per ogni utente.

Quando si pianifica la creazione di un Cannabis Social Club si dovrebbe evitare ogni contatto con il mercato nero. Il CSC non deve solo apparire legale, deve anche essere in vigore, ed i suoi membri dovrebbero essere in grado di dimostrare davanti a un tribunale possibile la propria patologia. Per questo, una disciplina rigorosa nella gestione e organizzazione del club è richiesta.

Ogni club ha bisogno di soci che partecipano attivamente alla sua organizzazione. Le regole devono essere chiare e semplici, e democraticamente gestite. La cosa migliore è contattare un avvocato che può consigliare sull’iter da seguire e, eventualmente, preparare una difesa in caso di necessità.

Prima di fare il primo passo è necessario verificare il quadro giuridico per l’uso di cannabis nel nostro paese. Poiché qui da noi questo consumo è considerato un crimine e il possesso di piccole quantità di cannabis per uso personale è perseguibile si rende necessario organizzare una difesa legale per un affidabile Cannabis Social Club.

FASE UNO: PRESENTAZIONE PUBBLICA DELLA INIZIATIVA

Il primo passo è la presentazione pubblica dell’iniziativa di organizzare un Social Club Cannabis attraverso una conferenza stampa. E ‘meglio associare una personalità (una figura politica o un artista) per coprire i media.

Durante la presentazione si metterà in evidenza il fatto che l’unico obiettivo del club è quello di fornire un’alternativa legale, sicuro e trasparente sul mercato nero.

Se le autorità non rispondono, allora è il momento per la seconda fase.

FASE DUE: LA CREAZIONE DEL CLUB

Il passo successivo è l’istituzione formale di Cannabis Social Club, come associazione di consumatori e produttori che coltivano cannabis collettivamente, in un circolo chiuso, la quantità di cannabis per il consumo personale. Creare un comitato esecutivo, con almeno un presidente, un segretario e un tesoriere, e sviluppare il processo decisionale democratico e trasparente, in modo che tutti i membri sono a conoscenza dei passi importanti compiuti dalla organizzazione, gestione finanziaria ecc …

Negli statuti dobbiamo specificare le intenzioni dell’associazione: per evitare i rischi inerenti l’uso di prodotti del mercato nero (adulterazioni, ecc …).

Se si vuole si può ottenere!

Cannabis ai tempi del corona virus

Chi utilizza la cannabis per curarsi e migliorare la qualità della sua vita è abituato alle tante ingiustizie causate da leggi sbagliate e incomplete, operatori della sanità ignoranti e in generale l’anacronistico e antiscientifico proibizionismo.

Tante da tempo le promesse disattese della politica, e anche le associazioni esistenti sono abbastanza impotenti e inutili. Insomma la situazione era già abbastanza drammatica, per gli annosi problemi della cannabis terapeutica: essenzialmente i costi e le difficoltà di approvvigionamento.

Ora che è arrivato il COVID19 la situazione è diventata drammatica, e nessuno degli incapaci che scalda la sedia in Parlamento ha sollevato il problema. Problema che ci tengo a sottolinearlo riguarda la salute di numerose persone, fisica e mentale! Quindi un argomento degno di attenzione a maggior ragione, visto che il virus colpisce più facilmente, e con esiti più nefasti, chi sta soffrendo per qualunque patologia.

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Gli scienziati “condannano fermamente” le voci e le teorie del complotto sull’origine dell’epidemia di coronavirus

Un gruppo di 27 eminenti scienziati della sanità pubblica al di fuori della Cina sta respingendo un flusso costante di storie e persino un documento scientifico che suggerisce che un laboratorio a Wuhan, in Cina, potrebbe essere l’origine dello scoppio di COVID-19. “La condivisione rapida, aperta e trasparente dei dati su questo focolaio è ora minacciata da voci e disinformazione sulle sue origini”, scrivono gli scienziati, provenienti da nove paesi, in una dichiarazione pubblicata online da The Lancet ieri.

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Sito del ministero della Sanità in tilt! E questi devono difenderci da un virus?!?

…siamo davvero nelle mani di incapaci!

Incapaci come i 5 stelle che nulla hanno saputo fare per la legalizzazione, pur essendo in due governi diversi.

Se non sanno neanche tenere su un sito web, che il mio nipotino ne sarebbe capace, come possono difenderci da un virus.

Adesso è ritornato in sé, ma ci sono giusto un paio di problemi gravissimi, problemi che è vergognoso che affliggano il sito di un ente importante quale quello del Ministero della Salute. Problemi che già avevo segnalato in un articolo su BeLeaf. Ve li indico di seguito:

Il sito del Ministero della Salute non è correttamente visualizzabile da cellulari e tablet

Avete capito bene, nel 2020 il sito del Ministero della Salute non è responsivo, come tutti i siti dei miei clienti (ho una web agency e mi occupo di SEO), ne è dotato di una versione mobile. In altre parole se vorreste leggere le informazioni in esso riportate, avrete grossi problemi a farlo utilizzando il cellulare. 12 anni fa questo non sarebbe stato un grande problema, ma si da il caso che nel 2020 oltre il 50% delle persone accedano ad internet utilizzando dispositivi mobili.

Il sito del Ministero non è sicuro!!!

Non entro nel merito di cosa sia un certificato SSL, ne vi parlerò di protocolli, ma in soldoni possiamo affermare che il sito del Ministero non è sicuro, ossia non è sicuro inviare attraverso esso dati sensibili. Alcuni browser o alcuni sistemi di sicurezza potrebbero impedirvi di accederci proprio per questo motivo. So che sembra assurdo, ma potete benissimo verificarlo accedendovi e guardando la barra del browser in alto a sinistra.

Fate scorta di alimentari a lunga conservazione, ma senza esagerare, e procuratevi qualche mascherina per eventuali emergenze. Io già le ho acquistate e ora vado a comprare legumi in scatola!

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Corona Virus a Milano

Un 38enne italiano sembrerebbe essere risultato positivo al test del coronavirus. Sono in corso le controanalisi a cura dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’uomo è attualmente ricoverato in terapia intensiva presso l’ospedale di Codogno. Gli accessi al pronto soccorso e le attività programmate sono attualmente interrotti come misura cautelativa.

Le persone che sono state a contatto con il paziente sono in fase di individuazione e sottoposte a controlli specifici e alle misure necessarie.

Prevista per domattina una conferenza stampa.

Cercando sul web abbiamo trovato una frase in un articolo de ilcittadino.it, che ci ha un po’ inquietati.

«A Codogno, l’altro giorno, un paziente è entrato in pronto soccorso, spaventato, temendo di essere ammalato. In realtà, per fortuna, aveva solo l’influenza.» – articolo del 31 gennaio scorso

ilcittadino.it dello scorso 31 Gennaio

Speriamo non si tratti della stessa persona, che ora si trova in terapia intensiva.

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Tutto il male del proibizionismo

Sono assolutamente convinto di dover intentare causa allo Stato Italiano per aver attuato e sostenuto politiche troppo stupide e deleterie, ossia quelle proibizioniste, che mi hanno arrecato numerosi danni.

Il proibizionismo è come il nazismo! Danneggia e discrimina, e uccide, una fascia della popolazione particolarmente debole, coloro che traggono beneficio in numerosi modi dall’assunzione della cannabis. In realtà il proibizionismo è anche peggio del Nazismo, perché non solo danneggia chi necessita di cannabis per vivere meglio, ma indirettamente anche chi non la assume. Questo accade in numerosi modi che di seguito esporrò.

Una cosa da dire prima di qualunque altra è che nessuno al mondo avrà smesso di fumare o non ha iniziato perché è proibita: la cannabis è largamente utilizzata ovunque! Il proibizionismo non solo crea tanti danni, non ottiene neanche l’effetto voluto, anzi come vedremo produce l’effetto contrario.

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Gli Stati sono dei bulli

Da ex bimbo nerd, sempre tra i primi della classe, ora adulto nerd – non è semplicissimo arrivarci all’età adulta, ma da diverse soddisfazioni – conosco bene ciò che rende il bullo tale.

Il bullo ti teme

Il bullo ti vede diverso, ti avverte migliore di lui, nel tuo essere così brillante negli argomenti o nelle attività di tua competenza, e la tua stessa esistenza diventa uno schiaffo alla sua miseria esistenziale. Spesso i bulli vengono da famiglie disagiate, prendono pessimi voti e sono molto poveri culturalmente. Spesso ho notato che finiscono nelle forze dell’ordine o nella criminalità organizzata e non, una mia personale statistica.

Il bullo vuole farti male per guadagnarci qualcosa

Individuatoti come pericolo il passo successivo è di cercare di danneggiarti o metterti in difficoltà… ho sempre ben affrontato i bulli lanciando banchi in aria, ma anche mettendomi a piangere e gridare. Non è goliardia quella del bullo, è cattiveria! Difficile talvolta distinguere, ma la differenza sostanziale è che il bullo agisce cercando di ottenerne un vantaggio competitivo, per sé e per il suo gruppo, e di far cessare un disagio interiore. Il bullo cerca di danneggiare ciò che lo fa sentire peggiore e cerca di trarre da ciò una maggiore considerazione sociale, oltre che un appagamento esistenziale.

Gli Stati sono e sono stati dei bulli

Analogamente gli Stati, attuando leggi proibizioniste, hanno danneggiato e danneggiano proprio quella fetta della popolazione più debole e diversa, che trova sollievo dall’utilizzare la cannabis. Tutto questo a vantaggio dei loro amici: questo è bullismo!

E così come i bulli trascinano spesso con sé la classe, allo stesso modo i cattivi Governi, che ci hanno fino ad ora amministrato, trascinano con le loro leggi infami, sostenute da informazione spazzatura e viziata, le ingenue masse.

Non fermeranno l’onda verde della cannabis

Mi auguro che questo stato di bullismo sostenuto da Stati governati da inetti termini quanto prima. Non riusciranno gli stati bulli e le lobby loro amiche a fermare l’onda verde, che ormai investe tutto il mondo, e ci ricorderemo dei governanti che più ci hanno danneggiato.

Questo ci introduce al prossimo articolo che parla di quanto lo Stato mi abbia danneggiato a causa del proibizionismo e di quanto ancora mi stia danneggiando: i tanti danni del proibizionismo.

Dottore in Ingegneria Informatica, laureatosi con una tesi di ricerca presso il CNR sul riconoscimento biometrico utilizzando il pattern dell’iride umana, web developer e web marketer presso la web agency Web Lab24. Uomo di scienza, convinto antiproibizionista e utilizzatore di cannabis da oltre venti anni. Un fottuto aspie che controlla i suoi melt down e la sua asocialità con la cannabis, ma che se sente parlare un proibizionista non garantisce per la sua incolumità! Un cittadino in attesa di leggi più giuste e in attesa di risarcimento.

Amaro Lucano: ancora pubblicità occulta per i nostri giovani

L’amaro Lucano fa indubbiamente male alla salute! Eppure in Italia si può allegramente pubblicizzare, con degli spot al limite del subliminale, in cui lo spettatore non è in nessun modo allertato della presenza di un messaggio promozionale.

(altro…)

Giovanni Caggia, medico neurochirurgo pugliese, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce in data 30.1.1981 con numero di iscrizione 3155, è attualmente responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e Centro Cefalee dello Studio Radiologico Associato Calabrese di Cavallino (LE), struttura privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale. Tra i primi dottori in Italia ad utilizzare la cannabis come terapia per per varie patologie.

Fate scorta di cartine finché potete!

La Legge di Bilancio per il 2020 ha disposto l’esclusiva di vendita ai tabaccai dei prodotti accessori ai tabacchi da fumo, per i quali il Legislatore ha anche fissato una tassa di consumo. 

(altro…)

Dottore in Ingegneria Informatica, laureatosi con una tesi di ricerca presso il CNR sul riconoscimento biometrico utilizzando il pattern dell’iride umana, web developer e web marketer presso la web agency Web Lab24. Uomo di scienza, convinto antiproibizionista e utilizzatore di cannabis da oltre venti anni. Un fottuto aspie che controlla i suoi melt down e la sua asocialità con la cannabis, ma che se sente parlare un proibizionista non garantisce per la sua incolumità! Un cittadino in attesa di leggi più giuste e in attesa di risarcimento.