Leggi criminali che uccidono

Quanta merda albanese i miei polmoni hanno dovuto fumare a causa delle proibizioniste leggi criminali! Quanto stress, ansia, soldi in più spesi e finiti nelle casse della criminalità.

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Cannabis Social Club

questo nel 2011…….

Prepotente urgenza (il mio progetto sui CSC)
6 novembre 2011 alle ore 19:50

Da un po’ di tempo una rete di oltre 100 associazioni, ENCOD, lavora su un modello di produzione e distribuzione di cannabis per maggiorenni: il Cannabis Social Club (CSC). I CSC sono già presenti in altri stati europei e i RADICALI potrebbero creare il primo CSC italiano senza temere sanzioni internazionali. Ogni giorno decine di milioni di consumatori in Europa devono acquistare la canapa che consumano da organizzazioni più o meno criminali, con le conseguenze catastrofiche che ben conosciamo. La sola alternativa è coltivare in proprio la canapa che si consuma, ma solo pochi paesi tollerano la coltivazione di qualche pianta. Creare un CSC rappresenterebbe una grandissima attenzione ai vari malati di varie patologie che potrebbero trarre beneficio dall’utilizzo della cannabis. I membri del Cannabis Social Club devono altresì impegnarsi a non vendere cannabis e a non incitare altre persone al consumo, soprattutto se minorenni.

Un esempio di Cannabis Social Club è quello presente in Belgio: Trekt Uw Plant (Crescete la Vostra Pianta). Secondo la legge federale belga, la coltivazione di una pianta femmina di canapa per persona è tollerata, anche se non legale. Organizzando una coltivazione collettiva, il CSC che chiamerò Piantiamola!, tenterà di risolvere il problema di quelle (molte) persone che non possono coltivarsela da soli, anche per ovvi motivi di legalità, proteggendo i consumatori e non finanziando il mercato nero illegale.

Il nostro CSC sarà riservato agli utenti per ragioni terapeutiche e permetterà la gestione della produzione per consumo personale senza import/export della cannabis e, per questo, non contraria alle norme internazionali. Nella coltivazione si farà capo a tecniche migliori sia per la salute dell’utente che per la salvaguardia del territorio. Il mercato nero andrà ridimensionandosi e con lui i problemi che da esso dipendono: aumento del tasso di THC, prodotti di taglio, prezzi elevati, violenza, vendita ai minorenni, disturbi causati dal consumo in pubblico. Le autorità potranno elaborare una regolamentazione sensata e controllare i CSC sempre. Questo sistema potrà altresì creare occupazione in un paese come il nostro dove il precariato è all’ordine del giorno e rappresentare un’alternativa al mercato nero.

Senza tradire i suoi impegni internazionali, ogni Paese può depenalizzare immediatamente il consumo privato della cannabis e tollerare il possesso pubblico di 10 grammi e la produzione di quantità ragionevoli per il consumo. Potrebbe, ad esempio, trattarsi di uno stock di 500 grammi e della coltivazione di cinque piante per ogni utente.

Quando si pianifica la creazione di un Cannabis Social Club si dovrebbe evitare ogni contatto con il mercato nero. Il CSC non deve solo apparire legale, deve anche essere in vigore, ed i suoi membri dovrebbero essere in grado di dimostrare davanti a un tribunale possibile la propria patologia. Per questo, una disciplina rigorosa nella gestione e organizzazione del club è richiesta.

Ogni club ha bisogno di soci che partecipano attivamente alla sua organizzazione. Le regole devono essere chiare e semplici, e democraticamente gestite. La cosa migliore è contattare un avvocato che può consigliare sull’iter da seguire e, eventualmente, preparare una difesa in caso di necessità.

Prima di fare il primo passo è necessario verificare il quadro giuridico per l’uso di cannabis nel nostro paese. Poiché qui da noi questo consumo è considerato un crimine e il possesso di piccole quantità di cannabis per uso personale è perseguibile si rende necessario organizzare una difesa legale per un affidabile Cannabis Social Club.

FASE UNO: PRESENTAZIONE PUBBLICA DELLA INIZIATIVA

Il primo passo è la presentazione pubblica dell’iniziativa di organizzare un Social Club Cannabis attraverso una conferenza stampa. E ‘meglio associare una personalità (una figura politica o un artista) per coprire i media.

Durante la presentazione si metterà in evidenza il fatto che l’unico obiettivo del club è quello di fornire un’alternativa legale, sicuro e trasparente sul mercato nero.

Se le autorità non rispondono, allora è il momento per la seconda fase.

FASE DUE: LA CREAZIONE DEL CLUB

Il passo successivo è l’istituzione formale di Cannabis Social Club, come associazione di consumatori e produttori che coltivano cannabis collettivamente, in un circolo chiuso, la quantità di cannabis per il consumo personale. Creare un comitato esecutivo, con almeno un presidente, un segretario e un tesoriere, e sviluppare il processo decisionale democratico e trasparente, in modo che tutti i membri sono a conoscenza dei passi importanti compiuti dalla organizzazione, gestione finanziaria ecc …

Negli statuti dobbiamo specificare le intenzioni dell’associazione: per evitare i rischi inerenti l’uso di prodotti del mercato nero (adulterazioni, ecc …).

Se si vuole si può ottenere!

La RAI omette di informare: no al canone, sì al cannone

È tanta la rabbia nel vedere che il servizio pubblico faccia un’informazione lacunosa e viziata, che si traduce in disinformazione. Siamo abituati al basso livello dei nostri giornalisti e della nostra stampa, ma credo che non aver parlato di iocoltivo.eu sia stato un fatto di una gravità estrema!

Una notizia golosa, ma non per la stampa nostrana venduta alle lobby anticannabis

Pensateci, qualunque giornalista vorrebbe fornire una notizia così ghiotta, stiamo parlando di una disobbedienza civile di massa, con una vera e propria istigazione a delinquere condotta via web e non ostacolata in nessun modo dalle forze dell’ordine. Io stesso ho taggato la Polizia di Stato in un mio post per allertarli dell’iniziativa in corso, è impossibile che non ne siano venuti a conoscenza (anche con tutta la disinformazione in atto), eppure il sito non è stato oscurato, ergo non solo non è reato piantare, ma neanche incitare a farlo! Parliamo di reati per cui si procede d’ufficio, non ci sarebbe stato bisogno di una denuncia.

E dunque come mai nessuno dei giornalisti di mamma Rai ha scritto neanche due righe ne fatto neanche due minuti di servizio?!? La risposta è evidente, sono venduti alle lobby anticannabis, e naturalmente non hanno la minima dignità ed etica professionale!

Ora se pensiamo che paghiamo il canone per avere un servizio pubblico di così basso livello e che comunque si vende ai padroni della pubblicità. Come già ho detto in un precedente articolo, è normale che la stampa non parli male dei loro padroni, peccato che dovremmo essere noi i padroni della RAI e non i venditori di farmaci e superalcolici.

Basta pagare il canone alla RAI

Ora come non mai credo sia il momento di smettere di pagare il canone a una televisione di scarso livello che preferisce fare gli interessi di chi paga la pubblicità piuttosto che quelli del popolo. Perché parlare di cannabis farebbe molto bene al popolo, ma D’amico, e i suoi colleghi, è tutto occupato a parlare di COVID e bufale. Quante cazzate gli ho sentito dire in questi giorni, è stato uno dei primi a riempirsi la bocca con “le mascherine solo agli ammalati”, spero si sia vergognato almeno un po’, lui che parla tanto di complottisti è il primo a sostenere un complotto!

Plauso al Fatto Quotidiano che è uno dei giornali migliori che abbiamo nel nostro paese, preferirei pagare loro che quegli incapaci della RAI! Eccovi di seguito i link ad alcuni articoli su iocoltivo pubblicati su questo vero giornale!

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/27/cannabis-la-campagna-di-disobbedienza-civile-iocoltivo-il-paradosso-fumare-non-e-reato-ma-si-rischia-il-carcere-se-si-coltiva/5783237/

(scritto da Mario Catania giornalista anche di Dolce Vita, tra gli organizzatori dell’iniziativa)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/05/coronavirus-io-coltivo-per-limitare-gli-effetti-della-crisi-e-abbattere-il-mercato-nero/5791790/

…e mentre scrivo D’amico ancora ci parla di come lavarsi le mani, pagato con i nostri soldi, ma non si vergogna?!?

Sacerdote italiano di 72 anni, deceduto per coronavirus, ha rinunciato al suo ventilatore. È una bufala.

Don Giuseppe Berardelli, sacerdote a Casnigo, in Italia, è morto la scorsa settimana dopo essere stato infettato da COVID-19.

La storia della morte di Berardelli è stata ampiamente condivisa dopo che il sito mediatico italiano Araberara ha riferito che i parrocchiani hanno donato un ventilatore a Berardelli, ma ha rifiutato di usare il respiratore e invece lo ha dato a un paziente più giovane nello stesso ospedale.

La storia è stata condivisa da una varietà di siti di notizie regionali e globali

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Petizione cannabis COVID19

Scrivo quest’articolo come lettera aperta all’Associazione pazienti cannabis medica la cui lodevole petizione appoggio e condivido.

Di seguito degli screenshot atti a dimostrare l’impegno profuso nella promozione della stessa.

Pagina antiproibizionista indipendente con più di 83.000 follower, dove la vostra petizione è stata aperta da 81 persone, molte delle quali avranno firmato, vista l’elevato coinvolgimento del pubblico di questa pagina su argomenti legati alla cannabis.
Qua siamo sulla pagina del Ministro della Sanità, che qualcuno vorrebbe già processare. Io sono tra quelli se non fa qualcosa SUBITO!
Questa l’ho scritta nella bacheca di Lucia Spiri di LaPiantiamo, che esibiva la sua terapia e tutto il kit per usarla su Facebook, dicendo appunto che voleva condividere virtualmente la sua terapia.

È stata condivisa anche su altri gruppi, altre pagine che gestisco e su Whatsapp.

Un mio amico che ha firmato e fatto una piccola donazione per aumentare di 25 volte la visibilità della petizione su change.org

Ormai la situazione è drammatica, eravamo già stati umiliati come pazienti, come utenti della cannabis, ora siamo andati oltre il fondo che già avevamo toccato. Ci hanno preso per culo praticamente tutti!

Quando resto senza cannabis, con i miei problemi, non c’è nessuna associazione a cui posso rivolgermi, nessun ente, NIENTE. E ammesso che qualcuno ti ascolti, può fare ben poco! BASTA!!! Parliamo di diritti essenziali e di salute! Questo è il momento per farci sentire come non mai, non si tratta di strumentalizzare questa tragedia pandemica, ma anzi si tratta di limitarne gli ingenti danni! In questo momento storico di crisi sanitaria ed economica, in cui vediamo messa fortemente in discussione la nostra libertà personale (noi ci eravamo già abituati), occorre reagire e rivendicarle le libertà personali. NON SIAMO CINESI!!!

Ci poniamo verso un governo e un Parlamento, opposizioni comprese, che hanno sul groppone migliaia di morti, per la loro incompetenza. Dovranno “trattare” e dovranno fare tutto quello di ragionevole che la gente propone per risollevarsi. Altro che fare “call” per cercare chi gli fa l’app. UNA GRANDISSIMA BUFFONATA!!! Si fanno dei bandi dopo aver buttato giù le specifiche, e per fare le specifiche si chiamano i migliori tecnici ed esperti del caso, non si fa una “CALL” aperta a tutti come dei disperati! Poi non possono comprarla dalla Corea questa “incredibile tecnologia”?!? Come se ci fosse qualcosa da inventare, dovete solo scegliere i migliori e metterli al lavoro per creare un app come quella coreana, non creare maggiore confusione con “call” di sorta! DAI!

Tornando all’antiproibizionismo sono molto deluso dall’assenza e dall’inefficacia delle associazioni sul nostro territorio, nel 2013 con la nascita di LaPiantiamo, proprio nella mia provincia, sembrava che stessero per cambiare tante cose, e poi? Nulla di fatto! Ora purtroppo la LaPiantiamo l’ha piantata, anche se hanno ancora il sito web e risultano, cercando in rete, il primo cannabis social club terapeutico italiano.

Vorrei associazioni reali, aperte e presenti, con uffici, personale, canali chiari e soprattutto gente che ti risponde e ti accoglie, e non persone che, se ti danno retta, sembra vogliano guadagnare a tutti i costi su di te o plagiarti in un qualche modo. Io quest’aria respiro in giro parlando con le persone e leggendo sui social.

So che non è facile sia chiaro, e che è facile parlare e basta (credo di star facendo qualcosina di più che parlare), so che ci vogliono anche soldi. Ma io sto spendendo da lustri migliaia di euro l’anno, per avere spesso un prodotto non di qualità, rischiando ancor di più la salute. Bisogna poterla piantare e chi usa cannabis per stare meglio da anni deve essere risarcito! In ogni caso non è certo questo il luogo per dire tutto quello che bisogna e non bisogna fare, credo che lo sappiamo già di cosa abbiamo bisogno subito: libertà di curarci!

A voi cara associazione, avevo già scritto su FB e mi è stato, molto gentilmente, chiesto di scrivervi via email, eccomi qua!

Vi chiedo perdono per il piccolo sfogo, ma l’astinenza dal THC mi rende più nervoso del solito, e spero potremo collaborare fattivamente in diversi modi per raggiungere il risultato di rendere per davvero libera la cannabis terapeutica! Intanto spero riuscirete quanto prima nell’intento di sottoporre a Speranza la vostra petizione, domani spammerò ulteriormente! 😉

Il mio numero è 328 3727667, la mia email è info@weblab24.it, e io sono Eugenio. Grazie per l’attenzione!

P.S. ho preferito scrivere un articolo all’insegna della massima trasparenza, ma anche per creare contenuti su questo sito dedicato alla cannabis terapeutica, lo stesso link al vostro sito presente in questa pagina, serve per migliorare il posizionamento dello stesso su Google.

Cannabis ai tempi del corona virus

Chi utilizza la cannabis per curarsi e migliorare la qualità della sua vita è abituato alle tante ingiustizie causate da leggi sbagliate e incomplete, operatori della sanità ignoranti e in generale l’anacronistico e antiscientifico proibizionismo.

Tante da tempo le promesse disattese della politica, e anche le associazioni esistenti sono abbastanza impotenti e inutili. Insomma la situazione era già abbastanza drammatica, per gli annosi problemi della cannabis terapeutica: essenzialmente i costi e le difficoltà di approvvigionamento.

Ora che è arrivato il COVID19 la situazione è diventata drammatica, e nessuno degli incapaci che scalda la sedia in Parlamento ha sollevato il problema. Problema che ci tengo a sottolinearlo riguarda la salute di numerose persone, fisica e mentale! Quindi un argomento degno di attenzione a maggior ragione, visto che il virus colpisce più facilmente, e con esiti più nefasti, chi sta soffrendo per qualunque patologia.

Il laboratorio di Wuhan, 475 fratelli d’Italia morti, la cannabis illegale e le 5 merde

In questi giorni in cui è vietato uscire da casa, anche per procurarsi quella terapia che ti permette di lavorare e pagare le tante tasse a questo Stato Criminale proibizionista, forti si sollevano le enormi contraddizioni e assurdità del proibizionismo verso la cannabis e i suoi derivati, Ricordo ai miei 25 lettori che l’alcool etilico è acquistabile nei supermercati.

E così mentre chi si fa le canne, che non ha mai fatto male a nessuno, è criminalizzato e in questo periodo storico costretto a un’astinenza forzata, spesso con gravi disagi per sua la salute, gli sportivoni salutisti che si vanno a fare una corsetta mettono a repentaglio le nostre vite.

Chi scrive oltre un mese fa invitava i suoi amici a procurarsi delle mascherine, perché sarebbero finite. Invece un incapace come Speranza un mese fa chissà a cosa pensava, di certo non a legalizzare la cannabis, ne a rispettare le promesse fatte da quella bugiarda e incapace al cubo che lo ha preceduto.

Se i politici non legalizzano da decreto la cannabis entro un mese, auspico che vengano quanto prima messi in galera, giudicati e privati dei loro beni! Il proibizionismo toglie al popolo per far arricchire mafia e amici dei politici, come le case farmaceutiche. È un crimine peggiore del nazismo, anche quando applicato nella buona fede della becera ignoranza.

Le scorse 24 ore sono morti 475 italiani, oggi non ne moriranno molti di meno probabilmente. In questi momenti tutte le colpe vengono a galla, e il proibizionismo verso la cannabis è la più grande colpa che i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno! Il nostro SS in particolare viste le note collusioni dei nostri governi, e amministrazioni tutte, con la criminalità organizzata e visto il ben noto utilizzo clientelare della Sanità, dagli appalti truccati alle forniture gonfiate!

Cosa c’entra il laboratorio di Wuhan vi starete chiedendo, niente! Ne parliamo in quest’altro articolo, dove è riportata la traduzione di un articolo scientifico di gennaio dello scorso anno scritto proprio dai ricercatori di questo laboratorio che parla appunto del corona virus nei pipistrelli. Volevo giusto attirare la vostra attenzione per spiegarvi perché dovete odiare i politici tutti, soprattutto i 5 stelle che hanno promesso e disatteso come nessun altro parlando di cannabis!

Gli scienziati “condannano fermamente” le voci e le teorie del complotto sull’origine dell’epidemia di coronavirus

Un gruppo di 27 eminenti scienziati della sanità pubblica al di fuori della Cina sta respingendo un flusso costante di storie e persino un documento scientifico che suggerisce che un laboratorio a Wuhan, in Cina, potrebbe essere l’origine dello scoppio di COVID-19. “La condivisione rapida, aperta e trasparente dei dati su questo focolaio è ora minacciata da voci e disinformazione sulle sue origini”, scrivono gli scienziati, provenienti da nove paesi, in una dichiarazione pubblicata online da The Lancet ieri.