È stato positivo l’atteso esito della revisione sulla cannabis, proposta all’OMS nel marzo del 2016 dall’organizzazione dei pazienti “Americans for Safe Access”, e recentemente rilasciato attraverso una lettera indirizzata al segretario dell’ONU.

Sono riconosciute le applicazioni mediche di cannabis e cannabinoidi, reintegrando questi ultimi nella farmacopea e respingendo di fatto la posizione della stessa OMS dal 1954, secondo cui “dovrebbero esserci sforzi per abolire la cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”. Per la prima volta da quando la cannabis è stata inclusa nel trattato sulla convenzione unica sugli stupefacenti , il suo status nel diritto internazionale viene aggiornato.

Sono trascorsi più di 60 anni da quando l’esito degli incontri di questo stesso Comitato portò al collocamento della cannabis sotto un regime di proibizione, portando ad arbitrarie richieste di una sua completa eradicazione vent’anni fa nel corso della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale del 1998, violando il diritto umano alla scienza e quello alla salute, impedendo ricerche e perpetuando un ciclo di negazioni sia delle indagini scientifiche che dell’accesso ai medicinali.

Associazione Luca Coscioni

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiede ora la rimozione della pianta di marijuana e della sua resina dall’Elenco IV, la categoria più restrittiva di una convenzione sulla droga del 1961 firmata da paesi di tutto il mondo. Chiede inoltre un cambiamento nella classificazione del THC e circa il CBD sottolinea che non deve essere sottoposto a controlli di sorta perché privo di importanti effetti psicoattivi avversi.

Una mossa del genere è un importante passo avanti nella politica internazionale della cannabis e una chiara vittoria delle evidenze sulla politica. Alcuni paesi saranno direttamente interessati da queste decisioni classificando le sostanze come indicato, altri saranno influenzati indirettamente. Del resto il trend a rivalutare cannabis e derivati è già ampiamente in atto in quasi tutti i paesi del mondo, e quindi questa nuovo pronunciamento non può che rafforzarlo.

53 Paesi delle Nazioni Unite ora devono approvare queste raccomandazioni dell’OMS con voto a maggioranza semplice. Inizialmente pianificato per marzo 2019, è del tutto possibile che il ritardo di due mesi nella pubblicazione dei risultati rimandi questo voto fino a marzo 2020. Difficile non pensare a quanto questo ritardo costerà alla comunità, ma è solo l’ennesimo ritardo.

L’OMS ha dimostrato grande determinazione nel fornire queste forti raccomandazioni: ora devono essere capite, rispettate e attuate.

Questa rivalutazione della cannabis proposta dall’OMS offre una maggiore possibilità per i paesi di fornire accesso legale e sicuro per l’uso medico e la ricerca in modo pragmatico, coerente e incentrato sui diritti. Questa non eccezionalità della Cannabis dovrebbe consentire di legiferare più serenamente, in primis favorendo l’accesso dei pazienti alla cannabis. Finalmente si inizia a rimediare all’enorme ingiustizia fatta a chi usa cannabis per stare meglio, ma è solo l’inizio, un lento inizio.

Michael Krawitz (Consulente per la politica globale, FAAAT) è decisamente ottimista:

“Oggi l’OMS ha fatto passi da gigante nel mettere le cose in chiaro. È tempo per tutti noi di sostenere le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e garantire che la politica non superi la scienza. I sostenitori ringraziano gli esperti dell’OMS per il loro lavoro e la leadership dell’OMS per la difesa coerente dei bisogni medici del nostro mondo “.


Michael Krawitz

“Questo è il miglior risultato che l’OMS possa ottenere. Questo è solo l’inizio di una nuova evidenza e di un ciclo orientato alla salute per la politica internazionale sulla cannabis “


Kenzi Riboulet-Zemouli (Responsabile della ricerca, FAAAT)

La revisione sulla cannabis avviene in un momento in cui il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali sta lavorando all’elaborazione di un “Commento Generale” sul “diritto di ogni individuo a partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici” e “il diritto a godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni”, conosciuto anche come Diritto alla Scienza. Tale diritto è previsto dall’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ulteriormente codificato dall’articolo 15 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che, tra le altre cose, prevede che “Gli Stati parte del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo […] a godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni”. Inoltre, gli Stati parti del Patto “si impegnano a rispettare la libertà indispensabile per la ricerca scientifica e l’attività creativa […] e riconoscono i benefici che risulteranno dall’incoraggiamento e dallo sviluppo dei contatti e dalla collaborazione internazionale nei campi scientifico e culturale.” Nel suo terzo Rapporto, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Culturali (A/HRC/20/26) ha evidenziato lo stretto collegamento tra il diritto alla scienza e gli altri diritti umani, sostenendo che il contenuto normativo del diritto alla scienza include, tra gli altri:

(a) L’accesso ai benefici della scienza per ognuno, senza nessuna discriminazione;

(b) L’opportunità per tutti di contribuire all’impresa e alla libertà scientifica indispensabili per la ricerca scientifica;

(c) Partecipazione degli individui e delle comunità nel processo decisionale;

(d) Un ambiente favorevole che promuova la conservazione, lo sviluppo e la diffusione della scienza e della tecnologia.

Associazione Luca Coscioni – documento in cui si chiedeva la revisione ottenuta

Fonti:
http://faaat.net/blog/ecdd41-outcome/
https://www.marijuanamoment.net/read-the-world-health-organizations-marijuana-rescheduling-recommendations/

Dottore in Ingegneria Informatica, laureatosi con una tesi di ricerca presso il CNR sul riconoscimento biometrico utilizzando il pattern dell’iride umana, web developer e web marketer presso la web agency Web Lab24. Uomo di scienza, convinto antiproibizionista e utilizzatore di cannabis da oltre venti anni. Un fottuto aspie che controlla i suoi melt down e la sua asocialità con la cannabis, ma che se sente parlare un proibizionista non garantisce per la sua incolumità! Un cittadino in attesa di leggi più giuste e in attesa di risarcimento.