Marijuana e ansia sono indubbiamente un argomento controverso, da chi smette di usarla per via di un attacco di panico da essa indotto, a chi la usa per curare la stessa ansia. In questo articolo proveremo a capirne di più sul complicato rapporto tra ansia e cannabis e diremo la nostra in merito.

La cannabis fa venire l’ansia o la cura?

Che l’erba possa causare in alcuni soggetti degli stati ansiosi è un fenomeno ben documentato e ampiamente conosciuto dai consumatori della stessa, occasionali o meno. Nello stesso tempo, paradossalmente, molti riferiscono di utilizzare la cannabis per alleviare l’ansia, come ha potuto appurare la psicologa ricercatrice Carrie Cuttler, che ha scoperto che questo era il secondo motivo più frequente di utilizzo della cannabis medica, come riportato dagli stessi pazienti intervistati.

Il motivo principale per cui molte persone usano la marijuana è sperimentare quel rilassante ed euforico “sballo” che allontana lo stress e l’ansia. Ma per alcuni, la cannabis ha l’effetto opposto, innescando i sentimenti di ansia, nervosismo e irritabilità che dovrebbe alleviare. Sebbene queste reazioni siano del tutto contraddittorie, entrambe sono del tutto naturali – e possono essere spiegate dalle risposte complesse della vasta rete di recettori dei cannabinoidi presenti nel nostro corpo, il sistema endocannabinoide.

Gli endocannabinoidi che il nostro corpo produce naturalmente sono sostanze chimiche che tra le varie funzioni sono in grado di alleviare l’ansia. Attraverso la ricerca, è stato scoperto che le persone che hanno subito molto stress e / o traumi – come quelli affetti da PTSD – producono naturalmente meno endocannabinoidi. E usare marijuana aiuta a compensare gli endocannabinoidi mancanti nel loro cervello. Questo dovrebbe darci una vaga idea del motivo per cui la marijuana aiuta ad alleviare lo stress in alcune persone.

Dopamina? Sì ma non troppa!

Per lungo tempo si è creduto che lo “sballo euforico” associato alla cannabis fosse causato da un’inondazione di dopamina, in determinate aree del cervello, provocata dal tetraidrocannabinolo (THC), noto principio attivo di questa pianta. Questa teoria è ormai ampiamente screditata, anche se si crede ancora che il sistema endocannabinoide nel corpo sia strettamente collegato al sistema di ricompensa, sistema nel quale la dopamina gioca un ruolo rilevante, ma non è l’unica protagonista.

Il THC, rispetto a droghe come anfetamine e cocaina, porta al rilascio di una quantità moderata di dopamina. Il THC, tuttavia, si lega agli stessi recettori dell’endocannabinoide, anandamide, naturalmente presente nel corpo umano, che sembra coinvolto anch’esso nei meccanismi di ricompensa, meccanismi che come è noto consentono di “registrare” come gratificanti azioni utili alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.

L’anandamide, la molecola della beatitudine

L’anandamide, il primo endocannabinoide ad essere scoperto dagli scienziati, è noto per produrre una stato di gioia e felicità, da cui il suo nome, derivato dal sanscrito “ānanda”, che vuol dire appunto “beatitudine interiore“.

Oltre a giocare un ruolo in processi legati alla memoria, alla motivazione, al dolore, all’appetito, alla fertilità, all’inibizione della crescita di alcuni tumori, questa “delicata” molecola ha anche proprietà anti-ansia e anti-depressive.

Bad trip

Sicuramente molti conoscono bene la sensazione di paranoia e ansia che talvolta può occorrere dopo aver utilizzato della cannabis, quello che in gergo potremmo chiamare un “bad trip”. A volte possono essere il contesto ed i pensieri a scatenare queste “paranoie”, e i consumatori abituali di lungo periodo, hanno imparato a gestire questi stati, anche cognitivamente, magari facendo pensieri positivi e tranquilizzanti. Ci sono numerosi aneddoti su episodi d’ansia legati alla cannabis che coinvolgono tipicamente utilizzatori inesperti non ben abituati a “gestire lo sballo”.

Ora, i complessi meccanismi alla base del nostro umore, non sono riducibili a semplici addizioni o sottrazioni di sostanze, vi sono interazioni complesse, mediate anche dai processi cognitivi, ma quello che è certo è che alcune persone traggono beneficio dall’opportuno utilizzo di cannabis per modulare il loro umore, sopportando a volte di pagare lo scotto di un eccessiva ansia, da dover poi gestire, magari in altri modi.

La cannabis contro ansia e depressione

Recenti studi condotti dalla stessa Cuttler avrebbero anche verificato sperimentalmente, che un uso moderato di cannabis giova all’ansia e alla depressione. Mentre un utilizzo più smodato, sembrerebbe correlato sul lungo periodo ad una maggiore incidenza del disturbo depressivo. Del resto i ricercatori non sono riusciti a capire se quest’ultima correlazione sia dovuta al fatto che l’utilizzo di cannabis predisponga alla depressione o piuttosto che i soggetti depressi tendano ad abusare di cannabis, proprio per trovare sollievo da questa condizione, quella che si definisce un’automedicazione. Automedicazioni che altre volte comportano l’utilizzo smodato di alcolici o l’abuso di psicofarmaci.

Si tenga presente che anche i più moderni farmaci antidepressivi, non sono assolutamente scevri da controindicazioni, sicuramente le hanno sul breve periodo ed ha maggior ragione sul lungo periodo. Lo stesso dicasi per i farmaci ansiolitici, tipo le benzodiazepine, che possono anche aggravare gli stati ansiosi sul lungo periodo, con un effetto di rimbalzo, e che giammai andrebbero prescritti per lunghi periodi (sta ben scritto sul bugiardino), cosa che invece i medici tutti sono abituatissimi a fare. La cannabis ha effetti collaterali ben minori di gran parte degli psicofarmaci, sia sul breve che sul lungo periodo, anche quando questi vengano usato secondo le dosi raccomandate, non solo nei casi di abuso.

Vi presento il CBD

Continuando a parlare di cannabis e ansia, e di quello che i consumatori sperimentano, ho bisogno di presentarvi un altro cannabinoide, recentemente diventato famoso almeno quanto il THC, il cannabidiolo (CBD ). A questo cannabinoide sono state riconosciute numerose proprietà terapeutiche e gli studi e le sperimentazioni sui suoi utilizzi terapeutici conoscono una crescita esponenziale. In ogni caso, con meccanismi diversi, il CBD, tra le sue varie funzioni, appare modulare direttamente ed indirettamente l’attività del THC. Ad esempio sembrerebbe fare questo inibendo l’enzima FAAH (enzima idrolasi degli acidi grassi), responsabile della degradazione del THC.

Tra i tanti possibili utilizzi del CBD uno è proprio la gestione degli stati ansiosi, come diversi studi comprovano (Cannabidiol reduces the anxiety induced by simulated public speaking in treatment-naïve social phobia patients), ed è quindi plausibile immaginare che cannabis con elevate percentuali di CBD, come le varietà vendute in Italia come cannabis light o cannabis tecnica, potrebbero giovare all’ansia, soprattutto in soggetti non già assuntori di cannabis. Del resto anche la sensazione di beatitudine indotta dal THC ha la sua valenza ansiolitica, soprattutto per assuntori abituati, e a quanto sembra meglio ancora se questo è ben bilanciato dal CBD presente nella cannabis che si assume.

Microdosi di cannabis per ansia e stress

I ricercatori degli studi prima citati all’inizio di quest’articolo, guidati da Cuttler, hanno evidenziato che un ‘tiro’ di cannabis ricca di CBD e povera di THC risultava ottimale nel ridurre i sintomi di depressione; due ‘tiri’ di qualsiasi tipo di cannabis erano invece sufficienti a ridurre i sintomi di ansia, mentre 10 o più boccate di cannabis ricca di CBD e di THC producevano una più marcata riduzione dello stress.

Tutto questo corrobora, secondo gli autori dello studio, la nozione del «micro-dosaggio» di cannabis per alleviare i sintomi di ansia e stress.

Riduzione dell’ansia maggiore nelle donne

Dallo stesso studio è anche emerso che per quanto in entrambi i sessi sia evidente la riduzione di ansia, stress e depressione, con il consumo di cannabis, nelle donne la riduzione dello stato ansioso è stata più marcata.

La ricerca continua

È inoltre plausibile un ruolo importante di altri cannabinoidi presenti in questa pianta e anche di altre sostanze come i terpeni, che sono noti per avere effetti sul sistema nervoso. Le ricerche in merito sono ancora allo stato embrionale, e purtroppo l’attuale legislazione non aiuta a capire quali possano essere le varietà di cannabis più indicate per l’ansia, limitando anche la libertà individuale delle persone di valutare diverse varietà per trovare quelle più indicate a loro per gestire il proprio umore.

Sappiamo bene di non aver dato una risposta precisa alla domanda se la cannabis giovi o meno all’ansia, questo perché come avrete capito la risposta stessa dipende da tanti fattori da tenere in conto. Evidentemente a volte può giovare ed altre volte no. Probabilmente cercando su internet non troverete una risposta migliore di questa, troverete sicuramente chi dirà senza mezzi termini che la cannabis giova ad ansia e depressione, come scritto in un recente articolo del Manifesto – riportando lo stesso studio citato nel nostro articolo – o troverete siti in cui si dice che la cannabis provoca l’ansia: molto spesso questi ultimi siti appartengono a centri di recupero dalle tossicodipendenze e sono assai faziosi.

Le nostre conclusioni

Noi, che non siamo ottimisti come il Manifesto, ne faziosi come le cliniche di recupero, vi diciamo di non dare niente per scontato e di utilizzare sempre il buon senso, facendo delle attente valutazioni personali, senza mai esagerare con le dosi, magari partendo da dosaggi molto bassi da incrementare man mano, e utilizzando anche le vostre abilità cognitive per gestire la vostra ansia, che sia o no indotta dalla cannabis. Tendenzialmente raccomandiamo di utilizzare varietà ricche di CBD, eventualmente anche con pochissimo THC, o perlomeno con un rapporto bilanciato tra i due, se non volete correre il rischio di sperimentare stati ansiosi.

È impossibile dire come la cannabis possa influire su di voi personalmente, a meno che non l’abbiate già provata, ma capire quali fattori biologici ed ambientali sono in gioco può certamente aiutarvi ad avere un’esperienza migliore. In un prossimo articolo parleremo di come evitare l’ansia e la paranoia indotte dalla cannabis, nel frattempo se volete sperimentare la cannabis per migliorare il vostro umore parlatene con il vostro dottore e se avete qualche domanda fatela pure ai nostri esperti che saranno felici di rispondervi. Naturalmente il modo migliore per approcciarsi a questo mondo è affidarsi a dei medici professionisti in materia di cannabis, se invece siete già assuntori abituali, allora siete voi che potete insegnare qualcosa ai medici su come la cannabis giovi al vostro umore e su quali siano le migliori varietà di cannabis per l’ansia, almeno tra quelle che avete avuto la fortuna di provare!

Dottore in Ingegneria Informatica, laureatosi con una tesi di ricerca presso il CNR sul riconoscimento biometrico utilizzando il pattern dell’iride umana, web developer e web marketer presso la web agency Web Lab24. Uomo di scienza, convinto antiproibizionista e utilizzatore di cannabis da oltre venti anni. Un fottuto aspie che controlla i suoi melt down e la sua asocialità con la cannabis, ma che se sente parlare un proibizionista non garantisce per la sua incolumità! Un cittadino in attesa di leggi più giuste e in attesa di risarcimento.